Lasciare andare – Come superare l’attaccamento

by | Lug 5, 2021 | Blog, Crescita personale | 0 comments

Lasciar andare implica non continuare a desiderare quello che vogliamo ottenere e non rimanere legati a quello che già abbiamo, o semplicemente a quel che pensiamo di dover avere

Jon Kabat Zinn in “Mindfulness per principianti”

 

Ti capita di aggrapparti a pensieri, cose, esperienze passate? Di trascinarli con te come zavorre nonostante non abbiano più alcuna utilità per te, e non ti rendano serena?

Secondo la filosofia Zen, l’attaccamento è la principale fonte di sofferenza. Imparare a lasciare andare è invece la via della pace interiore e della felicità.

Oggi ti parlo dell’attaccamento e ti racconto una storia zen molto antica che ti aiuterà a capire come superarlo.     

Ascolta la versione podcast di questo blog.

 

Che cos’è l’attaccamento

Rimanere attaccate a un ideale, al passato, a una persona, a una situazione che non c’è più o che non si è ancora verificata, è indubbiamente fonte di sofferenza.

L’attaccamento è una modalità della nostra mente che nutre l’illusione del controllo, e attraverso cui, pur senza volerlo, ci auto-infliggiamo dolore. Riviviamo traumi, a volte all’infinito, rinforzandoli nella nostra memoria mentale e corporea.

Forse anche tu hai fatto questa esperienza: hai avuto un conflitto, un litigio, un malinteso. È successo qualche ora o qualche mese fa, forse addirittura sono trascorsi degli anni. Se si tratta di una situazione rimasta in sospeso e non risolta, è probabile che tu la ripercorra ciclicamente nella tua mente, come se stesse continuando ad accadere. Se la rivedi, la rivivi, essa si presenterà con la stessa intensità d’emozioni e d’immagini. Avrà lo stesso effetto di allora su di te. Forse ripeterai dialoghi, parlando da sola, alla fine ti sentirai come ti sei sentita allora: esausta, delusa, frustrata, ferita, sola, disperata, demotivata, arrabbiata, furiosa…

Anch’io ci sono passata migliaia volte. E mi capita ancora, se ogni volta non decido consapevolmente di reagire in modo diverso a quello che è il funzionamento automatico della nostra mente. Per questo, so che possiamo gestire l’attaccamento in modo diverso. So che possiamo imparare a lasciare andare.

Lasciare andare significa accettare le situazioni, le emozioni, la vita. Accettare tutto per quello che è. Nella meditazione pratichiamo proprio questo: accettare la nostra esperienza per quella che è, in quel momento, e lasciare andare pensieri, aspettative, ideali.

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Storia zen: attraversare il fiume

Uno dei più antichi racconti zen narra di due giovani monaci buddisti, in cammino verso il monastero insieme al loro maestro.

I due discepoli praticavano quotidianamente il distacco emotivo, osservando i loro pensieri e imparando a non dipendere dalle cose o le persone.

Camminando in silenzio, i tre giungono ad un fiume in piena. Ed è lì che trovano una donna. Una donna molto bella, che chiede loro aiuto ad attraversare il fiume.

Uno dei due giovani monaci si offrì subito di aiutarla, caricandosela sulle spalle e portandola sull’altra sponda. La donna lo ringraziò sorridente, e continuò per la sua strada.

Riunitosi con il suo compagno e il maestro, i tre continuarono il loro cammino. L’altro giovane monaco continuava a pensare all’accaduto, aspettando che il maestro rimproverasse il compagno per quell’affronto. Come aveva potuto toccare una donna, addirittura portarla sulle spalle?

Ma passarono le ore e, anche una volta giunti al monastero, il maestro non disse nulla. Il compagno, d’altro canto, era sereno, e non sembrava affatto pensare all’accaduto.

Giorni dopo, il giovane monaco non ce la fece più. Si recò dal maestro e sbottò: “Maestro, perché non avete detto nulla? Il mio compagno ha ceduto alla lussuria, toccando quella bella ragazza e aiutandola ad attraversare il fiume, lasciando noi indietro.”

Il maestro lo ascoltò in silenzio, e poi disse: “Il tuo compagno ha lasciato quella donna tempo fa, sulla sponda del fiume. Tu, invece, la stai ancora portando con te.”

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